
PANDOLFO ENRICO
Montebelluna (Treviso)
istruttore di stretching e P.N.F.

Pandolfo Enrico
di Montebelluna (TV).
Peso: 84 kg x 1,89 cm
cell: 338-9136606
Curriculum
* ha praticato Kick Boxing per 10 anni
* Arbitro Federazione Italiana Basket cadetti junior. prima divisione
* appassionato di difesa personale ed arti marziali
* hobbys: musica, footing e viaggi
*Il 31/08/2007, a seguito della diligente partecipazione al corso, si attesta l'avvenuta formazione al corso di base di stretching.
Primo passo verso una qualificante certificazione. I complimenti ad Enrico a nome della Scuola Professionale E.H.O/C.O.N.I di Bologna
*In data Sabato 10 Novembre 2007, dopo una brillante prova d'esame diventa meritatamente insegnante di stretching di 2° livello V.N.D.
E' il nostro primo insegnante qualificato di metodiche stretching di 2° livello in Italia.
Complimenti vivissimi Enrico
cell: 340-487.87.68

Lo svolgimento d'esame di Enrico
LO STRETCHING NELLE VARIE FORME, LO STRETCHING P.N.F (Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation)
Mi permetto di iniziare questo mio tema, riassumento in maniera molto breve e schematica, tutto quello che ruota attorno al metodo P.N.F. e che al tempo stesso ne fa parte integrante e che non si può non accennare; Cosè lo Stretching e le sue varie forme di allenamento. Intanto partiamo dal nome, chiaramente di derivazione anglosassone e che forse in maniera molto diretta già ci porta a capire che tipo di allenamento effettuiamo, deriva infatti dal verbo “to stretch” che in italiano significa “Allungamento”. Un metodo che consiste appunto nel portare all’ allungamento muscolare e alla mobilizzazione delle articolazioni mediante l’esecuzione di esercizi di stiramento, per mantenere il nostro corpo sempre in buona forma fisica. Possiamo dire che varie sono le origini che hanno portato alla creazione dello Sretching, quello che comunque siamo sicuri è che sia arrivato dall’America, forse sulla scia della ginnastica aerobica, resta di fatto che ad oggi la forma più diffusa sia quella scritta e codificata nei suoi esercizi dall’americano Bob Anderson, ritenuto dai molti come uno dei padri della disciplina. Esistono varie forme di Stretching che in maniera molto “sorvolata” accennerò per poi andare a collocare alla fine il P.N.F. che in maniera più esaustiva descriverò, questo per poter così spiegare meglio l’efficace metodologia che appunto sta alla base del P.N.F. Le maggiori forme che ad oggi conosciamo sono lo stretching balistico, lo stretching statico, lo stretching dinamico, ed appunto lo stretching P.N.F. Lo stretching balistico fu il primo ad essere conosciuto però ad oggi non viene più utilizzato per l’allenamento di atleti o sportivi in genere o in strutture sportive perché ritenuto pericoloso soprattutto per possibili traumi muscolari; esso prevede di mettersi in posizione di allungamento e poi cominciare a molleggiare portando all’allungo del muscolo anche con slanci e scatti. Lo stratching statico possiamo definirlo come la metodologia più famosa quella che ogni sportivo ha almeno una volta praticato nelle proprie fasi di allenamento e quella spiegata da Bob Anderson. Prevede di arrivare all’ allungamento muscolare in maniera molto lenta e graduale senza molleggiamenti o dondolii, senza sentire dolore in modo da portare i muscoli così alla loro massima flessione. Ci si trattiene poi nell’esercizio per 20/30 secondi. Tale forma di allungamento è inoltre la sola adatta a curare i casi di pubalgia negli atleti. Lo stratching dinamico viene attualmente e maggiormente oggi svolto insieme allo statico da atleti che compiono esercizi o movimenti in velocità elevata e l’esecuzione della forma sta nello slanciare in modo controllato le articolazioni verso una direzione precisa ovviamente evitando assolutamente di fare molleggi dondolii o rimbalzi. Lo stretching P.N.F.. Intanto P.N.F. e’ l’acronimo di una serie di parole anglosassoni che tradotte in italiano vogliono dire “Facilitazione Neuromuscolare Propriocettiva”. Ma cosa sono questi propriorecettori?? I propiorecettori sono esattamente le estremità dei nostri nervi, che inviano al sistema centrale nervoso tutte le informazioni sulla posizione e sul movimento del nostro corpo e che registrano ogni cambiamento di forza o tensione all’interno del nostro corpo. Decisamente quindi ha un’altra natura questa forma di stretching. Si fa presumibilmente ritenere che la sua origine ed il suo sviluppo avvenga negli anni 40/50 e che avvenga all’interno di strutture ospedaliere e sanitarie per la riabilitazione. Infatti tale forma era usata, per riabilitare pazienti affetti da paralisi o addirittura infartuati. Prima d’ora il materiale riguardante il metodo del P.N.F. era di carattere strettamente sanitario, ovvero un metodo usato da fisioterapisti ed ortopedici, per le riabilitazioni di pazienti con casi e forme di deficit fisici La chiave di svolta avviene negli ani 80, quando si cercò di attuarlo con le stesse metodologie, su atleti e sportivi sani ma che fino al quel momento di allenavano con lo stretching statico o dinamico o in altra maniera. Ecco quindi la straordinaria rivoluzione che sta alla base del P.N.F. si prende un metodo ospedaliero e riabilitativo, dunque proprio indicato per la cura di traumi e lo si adatta per farne un metodo di allenamento rivolto a persone sane. Capirete anche voi che tale metodo ha molte meno controindicazioni. La domanda nasce spontanea. Cosa differisce allora rispetto al tradizionale sistema statico o dinamico?? La differenza e’ racchiusa tutta nell’esecuzione dell’esercizio, immaginate soggetti che avendo appena subito un operazione ad un arto dovessero correre, saltare, piegarsi ecc. ecc. sarebbe un rischio soprattutto per l’articolazione e poi per la muscolatura Dunque la sua esecuzione viene riassunta in tre fasi che chiameremo: Contrazione, Rilassamento, Allungamento. Il segreto sarebbe già tutto qui. Analizziamo le singole fasi La contrazione ha una finalità ben precisa quella di preparare l’articolazione all’ allungamento. Essa viene svolta applicando una forza contraria al nostro movimento, in questa fase può venirci incontro per l’aiuto un attrezzo, un muro o meglio ancora se in coppia l’aiuto del compagno. La forza che mettiamo nel contrarre l’arto provoca un aumento di sangue nel muscolo stesso il quale riesce a “scaldarsi” o meglio a prepararsi alla fase successiva. La contrazione dell’arto va mantenuta per circa 6 secondi. La seconda fase è il rilassamento che inciderà nell’esercizio per 3 o 4 secondi dove l’arto tende a riossigenarsi dallo sforzo appena avuto. Terza ed ultima fase l’allungamento vero e proprio che può essere svolto eseguendo esercizi di carattere statico. Da studi eseguiti, si evince che una corretta e continua forma di allenamento con il P.N.F. porta a migliorare i risultati in maniera molto significativa rispetto allo stretching statico, balistico e dinamico sia per l’incremento della flessibilità del movimento e sia soprattutto per i tempi molto più brevi nell’arrivarci. Ha inoltre altri vantaggi può essere svolto da soli o a coppie, può essere svolto con l’ausilio di attrezzi o solamente sul tappeto, può essere svolto a casa come in palestra. E’ adatto a tutti gli sportivi per ogni sport che includa movimento per concludere qualche controindicazione ed un consiglio, su bambini sani specie in tenera età e su sportivi affetti da pubalgia es. giocatori di calcio o basket meglio non praticarlo a tutti gli altri dico di cominciare subito ed anche voi potrete sentire cosi che lo stretching P.N.F. rende più flessibili e più felici.
Pandolfo Enrico

Pandolfo Enrico