
ALESSIO PELUSO INTERNATIONAL FITNESS SCHOOL
LA VELOCITA'
La velocità e rapidità
V=s/t
Dovessimo dare una definizione sulla velocità, si direbbe che essa è il risultato del rapporto tra lo spazio percorso ed il tempo utilizzato per percorrerlo (Velocità = Spazio/Tempo). Sono tantissime le discipline sportive in cui è basilare questa qualità: dagli sports ciclici corti, quali scatti (100-200 m.), sprint in bicicletta, 50 e 100 m. nuoto, lanci e tutti gli sports aciclici tipo calcetto, basket e tennis. Le discipline che richiedono questo tipo di capacità sollecitano in modo estremamente intenso ed in un lasso di tempo minimo l'organismo dell'atleta esasperandone così le sue qualità. Questa qualità fisica è innata nel soggetto e si può identificare come una dote personale, che al contrario di qualità come la resistenza e la forza, difficilmente può essere migliorata se non in alcuni soggetti particolarmente dotati di una notevole capacità neuromotoria. Una performance di velocità dipende da vari fattori quali: la forza, i meccanismi biochimici (disponibilità dei fosfati energetici nei muscoli), dall'elasticità del muscolo e dalla sua qualità nonchè dalla qualità del sistema nervoso, quindi dalla rapidità di trasmettere gli impulsi nervosi al muscolo e non ultima dalla abilità motoria raggiunta meglio conosciuta come cordinazione neuromuscolare. I muscoli si raggruppano attorno alle articolazioni ed alle ossa in modo tale da opporsi reciprocamente. Un gruppo muscolare agisce attivamente per accelerare il movimento mentre il gruppo muscolare opposto si contrappone allo stesso movimento frenandolo. Avviene in questo modo una azione sinergica ed equilibrata del movimento che risulterà così uniforme e preciso. Per ottenere un movimento perfetto bisogna che la componente agonista del muscolo esegua l'azione e che quella antagonista freni l'azione stessa opponendosi. Ciò significa che la capacità di rilassare il più possibile la muscolatura antagonista è alla base di una efficace azione di velocità esecutiva. Se il rilassamento dei muscoli, tra una contrazione e la seguente avviene in modo incompleto, il soggetto, anche se dotato di notevole potenza, oltre che rischiare traumi muscolari, non riuscirà ad ottenere gli stessi risultati che conseguirebbe se la sua muscolatura si rilassasse completamente e rapidamente. Per sviluppare (in minima parte) la velocità bisogna tener conto di tre fattori determinanti:
• la velocità di reazione
• la velocità esecutiva di ogni singolo movimento
• la frequenza e velocità esecutiva di movimenti ciclici o aciclici
La velocità di reazione
Si tratta della capacità che consente all'atleta di iniziare una risposta cinetica più rapidamente possibile dopo aver ricevuto uno stimolo percettivo. E' risaputo che il miglioramento delle capacità reattive neuromuscolari è limitato e non sempre è così evidente. Questa capacità è migliorabile soprattutto nella fase iniziale dell' allenamento dei principianti giovanissimi. Malgrado i pur minimi livelli di miglioramento conseguibili, si determinano effetti positivi sotto l'aspetto mentale e psicologico. Gli stessi effetti rivestono una importanza fondamentale per le prestazioni di alcuni sport (sports da combattimento, scherma, pallanuoto, basket, portiere di calcio..) in cui il soggetto è sottoposto, in un lasso di tempo minimo, ad una reattiva scelta immediata e consona alla situazione creatasi. Per questo motivo lo sviluppo della velocità di reazione deve essere specificatamente stimolante per poter fare fronte a situazioni sempre diversificate ed improvvise. E' possibile stimolare questa qualità inserendo nell'allenamento specificatamente tecnico degli artifizi atti a sollecitare maggiormente l'attenzione dell'atleta, ad esempio un portiere di calcio potrà allenarsi con palloni tirati molto più forte del solito, oppure accorciando drasticamente la distanza dei calci di rigore che, ovviamente non sarà di 11 metri ma meno. Non di rado la capacità d'intuito consente all'atleta di prevenire in un certo senso l'azione avversaria prendendo le giuste misure per farvi fronte efficientemente. Inoltre è da sottolineare che lo sviluppo di simile qualità non influisce assolutamente sulla velocità di movimento, vedasi gli scatti dei 100 e 200 metri piani, in cui non necessariamente vince chi parte per primo.
La velocità massima
La velocità si esprime attraverso due componenti basilari: la forza dinamica e l' esecuzione tecnica. Per questo motivo l'allenamento per la forza riveste una importanza fondamentale per lo sviluppo della velocità stessa. La domanda sorge spontanea: è più importante lo sviluppo della forza massima mediante esercizi statici e massimali, o mediante movimenti rapidi e con superamento di resistenze esterne non massimali? Teoricamente, dovendo supporre una scelta di uno solo dei due metodi sopra esposti, la scelta logicamente, andrà verso l'allenamento dinamico utilizzato attraverso i movimenti della gara scegliendone i carichi in modo che possano consentire la massima ampiezza e la massima tecnica esecutiva. Purtroppo l'utilizzazione unilaterale di questo metodo non consente lo sviluppo di elevati livelli di forza, prerogativa, invece dei carichi pesanti e delle ripetute tensioni, che, a loro volta, determinano una diminuzione della velocità di esecuzione dell'esercizio. Attualmente le preferenze sono per carichi molto elevati nel primo periodo della preparazione che vanno progressivamente sostituiti con esercitazioni dinamiche della forza. Lo sviluppo della forza, come accennato pocanzi, determina effetti positivi per ciò che riguarda la "velocità" fino ad un certo livello, oltre il quale può rivelarsi controproducente. Uno dei modi migliori per sviluppare la velocità di movimento è quello di attenersi ad esercitazioni eseguite alla massima velocità, la cui sospensione deve avvenire quando l'atleta comincia ad accusare cali di velocità per l'insorgere della fatica o per una scadente esecuzione tecnica, che carente della necessaria capacità coordinativa del movimento ne rallenta l'esecuzione stessa. Soprattutto i principianti, prima di dedicarsi al raggiungimento della velocità massima, devono consolidare prima la tecnica dei movimenti con velocità media e sub-massimale per evitare di seguito l'instaurarsi di tensioni ostacolanti. Il metodo delle ripetizioni è considerato il più adatto per lo sviluppo della velocità massima. Ma, paradossalmente, questo tipo di lavoro, specie se condotto unilateralmente, può portare alla costituzione di uno stereotipo motorio dinamico e successivamente alla sua stabilizzazione. Si stabilizzano non solo alcune sue caratteristiche spaziali, ma anche le temporali, cioè la velocità e la frequenza. E'costituita così la cosiddetta "barriera della velocità". E' questa la contraddizione più palese della metodica appena descritta. In altri termini: per aumentare la velocità di un movimento qualsiasi bisogna ripeterlo molte volte, però, più questo movimento è ripetuto, più lo stereotipo dinamico viene fissato e la velocità massima stabilizzata. Cosicchè, l'aumento della quantità d'allenamento non solo non determina delle modificazioni positive, ma, al contrario, consolida ulteriormente la stabilizzazione della velocità (Zaciorskij). Di conseguenza, per i principianti, riveste grande importanza la programmazione di un allenamento basato su un "lavoro" generalizzato in cui molta parte va riservato allo sviluppo della forza veloce e della tecnica di esecuzione, per dar loro modo, proiettati verso la maturità atletica, di estrinsecare appieno le loro qualità con un lavoro di tipo specialistico. Anche gli atleti maturi si adoperano per sfuggire alla "barriera della velocità" e lo fanno diminuendo il lavoro specialistico e dedicando molta parte del loro tempo alle esercitazioni che costituiscono le componenti della prestazione tecnica, prima fra tutte la "forza veloce" mediante esercizi speciali e con carichi aggiuntivi, e non ultimo il perfezionamento della tecnica di esecuzione dei movimenti. Inoltre, essi si servono di artifizi per spostare i limiti stabilizzati della velocità e della frequenza, rendendo più agevole l'esercizio da eseguire (per esempio...corsa in discesa, atrezzi più leggeri, etc..) o abbandonando per qualche tempo il movimento fondamentale.
L'entità dello stimolo, cioè il numero delle ripetizioni, è in funzione della "condizione" raggiunta, della lunghezza del percorso o del tempo impiegato nelle esercitazioni. A tratti brevi corrispondono recuperi brevi. Per esempio, correre i 40 metri o nuotare i 25 metri, richiedono un recupero tra una prova e la successiva di circa 2-3 minuti perchè tale intervallo è sufficiente per il ripristino energetico (debito di natura quasi esclusivamente alattacido), ormonale e nervoso. Per distanze maggiori, il recupero ha una durata più lunga che può anche superare i 10 minuti, per dar modo all'organismo di ristabilire le scorte energetiche e di rimuovere buona parte dell'acido lattico formatosi durante ed immediatamente dopo il lavoro. Ma è ugualmente importante che la durata dell'intervallo non sia eccessivamente lunga perchè verrebbe a diminuire l'eccitabilità del sistema nervoso. Per questo, gli atleti, tra una prova e la successiva, osservano un riposo attivo, cioè camminano, fanno souplesse, nuotano molto lentamente o altro. Questi tipi di esercitazioni devono essere svolti all'inizio della seduta, quando cioè il sistema nervoso, non affaticato da precedente lavoro, presenta un 'ottima eccitabilità.
Il lavoro del "velocista" non si limita solo all'addestramento delle doti di velocità, ma prosegue parallelamente con lavori che interessano la resistenza aerobica e la resistenza-velocità. La resistenza aerobica, mediante adattamento del sistema cardio-circolatorio, influenza positivamente la capacità di recupero dell'atleta dopo carichi di lavoro di intensità massimale e sub-massimale. La resistenza-velocità, specifica di gara, viene migliorata mediante esercitazioni più lunghe, in senso spaziale o temporale, di quelle di gara condotte a ritmo sub-massimale o con prove appena superiori a quelle di gara condotte a velocità massimali. Le gare, inoltre, mettono a punto tutti i sistemi che contribuiscono alla prestazione tecnica.
Riepilogando, l'allenamento per lo sviluppo della massima velocità viene generalmente diviso in due periodi.
Nel primo, esso è orientato sullo sviluppo della forza massima e della forza veloce, della resistenza aerobica, della mobilità articolare, della destrezza mediante procedimenti multilaterali, specie per i principianti e specifici. Efficaci si rivelano i giochi sportivi in genere (basket, calcio, etc..) per la varietà di forme di movimento che presentano.
Nel secondo periodo, l'allenamento per lo sviluppo della massima velocità assume un carattere più specifico ed è diretto in particolare allo sviluppo della velocità e della velocità-resistenza.
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